Una conversazione con Anna Roscio, executive director Sales&Marketing Imprese Intesa Sanpaolo, partner dell’edizione 2025 del Salone del Mobile.Milano
Una sera a Milano? Nuovi locali tra design, cucina gourmet, vini e cocktail d’autore

Contraste by Debonademeo Studio - Ph. Serena Eller Vainicher
Una selezione di nuove aperture in tutta la città: tra trattorie di quartiere che sembrano bistrot parigini, wine bar, gastronomie chic con dehors, fine dining dai tratti contemporanei e ristoranti tradizionali con ricette della nonna
Milano non dorme mai. Sotto la Madonnina di mese in mese nuove insegne si aggiungono alla lista di indirizzi “assolutamente da provare”, tracciando un’evoluzione continua in termini di esperienze e aspettative. Ma dato che l’attesa è snervante, il doppio turno anche e il fully booked ormai sempre un rischio, ecco una selezione di nuove aperture sparse in tutta la città: fine dining dai tratti contemporanei, gastronomie chic con dehors, trattorie di quartiere, wine e cocktail bar degni di nota, in cui anche l’atmosfera e il giusto mix tra cucina e design gioca un ruolo chiave. Perché “si mangia anche con gli occhi”.
Silvano - vini e cibi al banco
Da quando ha aperto, ne parlano tutti. Vineria naturale con etichette di piccoli produttori, osteria, bakery, ma anche bistrot. Difficile definire Silvano - vini e cibi al banco, ultimo progetto di Cesare Battisti e dello chef Vladimiro Poma, locale che rispecchia l’anima verace e multietnica di NoLo, un tempo zona periferica, oggi tra le più cool della città. Un bancone lungo 14 metri con una dozzina di sgabelli e una manciata di tavolini in sala. Piatti in ceramica di recupero, lampade anni Settanta, vetrine in ferro battuto che si aprono sulla piazza: qui storie e racconti si intrecciano, mentre l’aria è pervasa dal profumo di pane e ragù. Nel laboratorio interno sovrasta un enorme forno da panificazione, in cui tutto viene cotto. I piatti cambiano in base alla stagionalità, ma nervetti alla milanese, salsa tonnata con capperi, crudi di pesce, riso al tegamino, paté di fegatini, alici scottate… non deluderanno mai!
Dove: Piazza Morbegno, 2
Bar Nico
Etichette ricercate di vini italiani, francesi e spagnoli si sposano con piccoli assaggi come formaggi e salumi con pan brioches, conserve varie, sardine affumicate, olive marinate, taralli artigianali. Nel quartiere Acquabella, tra case colorate ed edifici Art Decò, quattro vetrine ad angolo racchiudono una meta già di tendenza: Bar Nico. Sede di un gommista, e prima ancora di uno storico pastificio di cui conserva l’insegna, oggi è un wine bar dal design ricercato, nato dall’idea di Chiara Pino e Riccardo Ganelli, stanchi di lavorare nella moda. Lo spazio di 75 mq, dal mood un po’ nordico, è firmato dall’architetto Marco Mannacio Soderini, di SagomaStudio, che ha lavorato su rivestimenti e superfici prendendo spunto da preesistenze, come il pavimento in graniglia, per ottenere un equilibrio tra passato e contemporaneità. Le tinte avvolgenti di pareti e soffitti dialogano con materiali come cemento, legno e acciaio che si ritrovano nell’arredo, così come nella zona bar, illuminata da pannelli in policarbonato a soffitto sotto cui spicca il bancone in cemento e acciaio.
Dove: Via Cesare Saldini, 2
Autem
“Da Autem non è lo chef che sceglie il menù, sono gli ingredienti a farlo”, ama ripetere Luca Natalini, chef di origini toscane che a soli 14 anni era già a Parigi per apprendere tecniche e segreti della cucina francese, per poi volare a Praga, a Vienna, e stare cinque anni in Russia. A pochi passi da Porta Romana, da Autem - piccolo gioiello di alta cucina e cool vibes - lo chef, insieme alla sua brigata, accoglie gli ospiti nella sua cucina a vista che si affaccia su un ampio spazio fluido e accogliente che diventa un percorso tra le preparazioni dei piatti e i tavoli (8 per un totale di 30 coperti). Il menù è una carte blanche che cambia di continuo seguendo la natura, sulla scia della vera “cuisine du marché”. Oltre alla famosa Pasta in bianco - gli spaghetti cotti in un decotto di alloro sono poi mantecati con vermouth alle prugne e aceto di mele- altri signature dish dello chef sono: Le lumache come se fosse una bourguignonne, l’audace Cavallo e ostrica e l’Insalata di anguilla affumicata. L’interior rispecchia il carattere sofisticato della cucina con banconi in rovere cannettato e piani in marmo toscano, pavimenti in parquet e ceramica, librerie in legno e ottone con pezzi di Fornasetti accanto a oggetti d’arte, vasi e libri.
Dove: Via Serviliano Lattuada, 2
EGGS
Dopo il successo di Roma, in zona Trastevere, EGGS sbarca a Milano, nel cuore di Brera. A guidare la brigata la chef Barbara Agosti, nota per idee come lo Strapazzo, portato anche a Masterchef e il Gioco dell’Ova, degustazione coreografica di sei gusci d’uovo serviti in una tipica confezione di cartone e riempiti di assaggi inaspettati. Vero dish signature è la Carta delle carbonare: 12 variazioni che partono dalla classica, ma aggiungono diverse opzioni, tutte divise secondo il colore degli ingredienti. A caratterizzare il ristorante sono l’originalità (e il design) delle proposte e un’accurata ricerca sulle materie prime. La carta dei vini conta più di 100 etichette, poi ci sono gli Orange wine, le birre artigianali e un bancone bar che oltre ai classici cocktail propone otto twist, dall’EggSpritz a Meggscal. Il locale, realizzato con la consulenza dell’architetto Lula Ferrari, conta 45 coperti in sala, 12 nel dehors e una ventina nella cantina degustazione, al piano inferiore, da riservare anche per cene ed eventi.
Dove: Via Solferino, 35
Ultramarino
“Vini naturali e gente di mare”, si presenta così Ultramarino: vineria in zona Porta Venezia, che vuole essere una dedica al mare e alla cultura Mediterranea, con un progetto di interior tra il contemporaneo e quel sapore delabrè. Con tavolini anche sul marciapiede, Ultramarino racconta la sua storia attraverso proposte di vini italiani, spagnoli, portoghesi, e con piattini da condividere con salumi di mare siciliani, alici, pan y tomate, insalata russa e montaditos che strizzano l’occhio alle bodegas spagnole: tutti gusti che vogliono far sentire la sabbia sotto i piedi. Il progetto è nato da un’idea di Alessandro Longhin, già founder di Botanical Club, Champagne Socialist e Chihuahua Tacos, insieme a Luca Genova, di Tuorlo Media. Un’esperienza di gusto che riserva sorprese, come le cambuse delle navi che nel passato trasportavano tesori, tra storie e leggende.
Dove: Via Lambro, 9
Ribot Borghetto
Una cena in giardino, sotto le stelle? Dal centro ci spostiamo un po’ più in là: siamo in zona Greco, a poca distanza dall’Università Bicocca. L’atmosfera elegante, accogliente e familiare di Ribot Borghetto - terza apertura della scuderia Ribot, dopo lo storico ristorante a San Siro e il bistrot in piazza Firenze - racconta di una cucina tradizionale con ispirazione toscana, di sapori autentici e orgoglio italiano. Se si ama la carne non si può rinunciare al sapore e all’altissima qualità delle costate, tartare, tagliate, cotolette, filetti con contorni freschi e di stagione. Cantina a vista, boiserie alle pareti, arredi in legno, pianoforte, quadretti con stampe equestri e il verde come colore principale, sobrio e sofisticato, molto amato nelle case milanesi: il progetto d’interior, concepito da Niccolò Frediani insieme all’architetto Walter Zunino, così come il giardino, trasmette la storia dell’ambiente Ribot che riporta al fascino del mondo ippico, ma anche a quello della vecchia Milano, con il passante ferroviario e le case di ringhiera.
Dove: Via Comune Antico, 1
Horto Restaurant
È già diventato un must del fine dining milanese. Premiato con una Stella Michelin e la Stella Verde per la sostenibilità, Horto accoglie i suoi ospiti su un rooftop panoramico, in cima al centralissimo The Medelan, palazzo storico oggi riqualificato. I co-fondatori, Osvaldo Bosetti e Diego Panizza, seguono un’etica che valorizza il territorio selezionando materie prime stagionali in collaborazione con aziende agricole, caseifici e produttori a meno di un’ora da Milano. La stessa filosofia si riflette nella cucina dello chef Norbert Niederkofler e dell’executive chef Alberto Toè, con proposte come la ‘Cagliata di latte vaccino, carpaccio di manzo Varzese e caviale di storione’ e il ‘Risotto mantecato alla crema di ortiche, carpaccio di cervo, bacche rosse’. Horto è un luogo raffinato, dove finiture e materiali sono naturali e di recupero, come il pavimento realizzato con vecchie botti di aceto, l’intonaco a parete con gli scarti della lavorazione del riso, lo chef table con un vecchio cedro recuperato. Il concept del progetto è stato coordinato da Luisa Collina, mentre GLA (Genius Loci Architettura) ha firmato l’interior design, oltre alla ristrutturazione dell’edificio.
Dove: Via S. Protaso, 5
Creda
È tempo di autenticità e di sapori che raccontano le radici. Creda è un nuovo concetto di gastronomia popolare, con banco, cucina, sala e anche tavolini fuori nella bella stagione. Qui tutto parla delle origini campane dei due giovani fondatori, gli chef Crescenzo Morlando e Dario Pisani, del loro rispetto per la tradizione e dell’amore che solo i ricordi e le ricette delle nonne possono rievocare. Entrambi hanno alle spalle esperienze in rinomati ristoranti stellati, e anni di lavoro all’interno della Scuola de La Cucina Italiana. La loro cucina propone ingredienti genuini e di elevata qualità, con prodotti anche d’asporto per la felicità dei clienti. Il banco gastronomia offre ogni giorno parmigiana di melanzane (ovviamente fritte!), polpette al ragù, friarielli ripassati, torte salate. Imperdibili anche i ricci di mare, aglio olio peperoncino e peperone crusco e il baccalà maritato: tutti fatti al momento. Piatti semplici, fatti per rivivere ricordi assaporando emozioni nascoste.
Dove: Via Orti, 12
Bar Paradiso
Un piccolo locale di 40 mq con qualche posto a sedere: Bar Paradiso è un mix tra un’osteria di quartiere e un bar à vin francese, con tanto di tende rosse fuori. Ai milanesi piace già tantissimo. Oltre a vini ricercati, propone piatti come focaccia e mortadella, la giardiniera, il ciauscolo marchigiano con pecorino, mozzarelle affumicate. Maurizio Tentella e Saro Pomario cercavano un posto genuino e hanno trovato questa vecchia latteria anni Cinquanta. Il progetto è di Numero 10 Architetti che ha puntato a elementi di sapore come il pavimento in graniglia, le sedie in legno dal fascino vintage e lampade d’autore, come le Light Ball dei fratelli Castiglioni. Da citare anche i pezzi d’arredo firmati da NM3, studio guidato da Nicolò Ornaghi, Francesco Zorzi e Delfino Sisto Legnani, che realizza prodotti legati alla carpenteria metallica mantenendo un forte rigore geometrico.
Dove: Via Tiraboschi, 4
Trattoria della Gloria
Un po’ locanda, un po’ osteria, di sicuro un posto “sincero”. Siamo in zona Navigli, negli spazi della storica Trattoria della Gloria, rilanciata da sei nuovi soci di cui tre operativi, tutti trentenni: in cucina c’è Tommaso Melilli, noto scrittore e cuoco con un passato a Parigi; in sala Luca Gennati, plurilaureato e art curator, e il sommelier Rocco Galasso che per anni ha gestito enoteca/naturale. La sala interna, con disegni di Ico Parisi appesi alle pareti, ospita circa 25 posti, mentre il dehors ne accoglie 20. Oltre a dare una mano di bianco con un leggero tocco di rosa e togliere le tovaglie a scacchi, i tre soci hanno aggiunto carta da parati di William Morris, un tavolo alto a isola, e il bancone con la copertura artigianale in zinco, recuperando da un rigattiere sia gli sgabelli che le sedie del dehors. Per l’illuminazione pezzi d’autore firmati da Achille Castiglioni, Matteo Thun e Gerd Lange. Il menù cambia leggermente ogni giorno, ma in carta (per fortuna) c’è sempre il minestrone, freddo in estate, l’amatissimo paté di fegatini con pane alle uvette, il tiramisù perduto con il pane al posto dei savoiardi e il mascarpone senza uova.
Dove: Via Mario Pichi, 5
Contraste
Chiudiamo in bellezza, nella cornice di un palazzo dell’800, in cui si entra passando da un piccolo cancello in ferro ritrovandosi in una scenografia teatrale. Dopo un audace restyling firmato da Debonademeo Studio, ha da poco riaperto Contraste, ristorante stellato dello chef Matias Perdomo. Il progetto d’interior rievoca le antiche stanze comunicanti, ognuna resa autonoma grazie a un sistema di tendaggi drappeggiati in velluto a tutta altezza che apre e chiude il sipario. Grazie all’escamotage delle quinte teatrali gli architetti hanno trasformato la sala principale in quattro zone che si susseguono in una sequenza di colori primari e pieni, toni caldi e freddi, superfici e finiture ruvide e opache, dal pavimento vinilico a fasce di seminato rosa, blu, grigio chiaro e antracite all’elegante la boiserie. L’interior rafforza l’identità creativa dei menù degustazione: Riflesso e Riflessioni, giocati tra la sorpresa e lo stupore degli ingredienti che non sembrano quello che sono (la finta fragola o il donuts vi dicono niente?). Così tra stucchi e affreschi dell’800 spiccano pezzi contemporanei come i carrelli giallo fluo e le lampade in metallo, tutti disegnati degli architetti, le carte da parati realizzate con Wall&Decò, le lampade fluttuanti di Karman, le sedute Ester e i tavoli Inox di Pedrali.
Dove: Via Giuseppe Meda, 2